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Le faq fiscali

 

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    Pubblicata il: 03-11-2026

    Oggetto

    Usufruttuario appartamento e applicazione cedolare secca

    Domanda

    Un genitore ha donato la nuda proprietà di un appartamento ai due figli. Lo stesso, dopo aver effettuato entro fine anno alcuni interventi di manutenzione straordinaria, vorrebbe locarlo nel 2027 a terzi applicando la cedolare secca.
    In aggiunta alla conferma della possibilità di fruire della detrazione per le spese sostenute nella propria dichiarazione dei redditi, si chiede se il padre usufruttuario può beneficiare, per i redditi derivanti dalla locazione, della cedolare secca.

    Risposta

    La detrazione prevista dall’art. 16-bis, TUIR per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, tra cui rientrano gli interventi di manutenzione straordinaria realizzati su singole unità immobiliari residenziali e relative pertinenze, spetta ai contribuenti IRPEF.
    Tra i beneficiari della detrazione rientrano, non solo i proprietari / nudi proprietari dell’immobile
    oggetto degli interventi, ma anche i soggetti titolari di un diritto reale di godimento quali l’usufrutto, il diritto d’uso / abitazione o superficie.
    Si conferma, quindi, che la detrazione in esame può essere fruita dal padre usufruttuario dell’appartamento, per le spese dallo stesso sostenute.
    Per quanto riguarda la tassazione applicabile ai canoni di locazione, possono accedere al regime della c.d. cedolare secca “il proprietario o il titolare
    di diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate ad uso abitativo”, che agiscono al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa / lavoro autonomo.
    L’opzione per la cedolare secca può quindi essere esercitata dal locatore, persona fisica, che possiede l’unità immobiliare a titolo di proprietà ovvero di altro diritto reale di godimento, quale è l’usufrutto.
    Nel caso di specie, pertanto, il padre può scegliere di assoggettare a cedolare secca il reddito derivante dalla locazione dell’immobile di cui risulta usufruttuario.

    Pubblicata il: 03-11-2026

    Oggetto

    Detrazione spese manutenzione straordinaria appartamento in comodato

    Domanda

    Una coppia risiede nell’appartamento concesso in comodato alla moglie dai genitori. L’immobile richiede alcuni interventi edilizi, tra cui la sostituzione degli infissi. Se le spese 2026 sono sostenute soltanto dal marito, quest’ultimo potrà fruire della detrazione del 50% nel modello REDDITI 2027?

    Risposta

    La detrazione collegata agli interventi di recupero del patrimonio edilizio spetta ai contribuenti che “possiedono o detengono, sulla base di un titolo
    idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi”. Il titolo idoneo è costituito dal possesso / detenzione dell’immobile, che deve sussistere al momento del sostenimento della spesa e non è necessario che permanga per l’intero periodo di fruizione della detrazione. Tra i soggetti che possono
    beneficiare della detrazione in esame rientrano pertanto anche i detentori (locatari, comodatari) dell’immobile, come confermato dall’Agenzia delle Entrate nella Guida “Tutte le agevolazioni della dichiarazione 2026 - Recupero patrimonio edilizio”, in cui è specificato che “la detrazione spetta
    ai detentori dell’immobile, a condizione che siano in possesso del consenso all’esecuzione dei
    lavori da parte del proprietario e che la detenzione dell’immobile risulti da un atto (contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato) regolarmente registrato al momento di avvio dei lavori e sussista al momento del sostenimento delle spese”. In merito il Ministero delle Finanze nella
    Circolare 11.5.98, n. 121/E ha precisato che “la detrazione compete anche al familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile sul quale vengono effettuati i lavori, purché ne sostenga le spese (i bonifici di pagamento devono, quindi, essere da lui eseguiti e le fatture devono essere a lui intestate)”, considerando che, al fine in esame, per familiari si intendono, ai sensi dell’art. 5, comma 5, TUIR, il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. Il riconoscimento della detrazione al familiare è inoltre subordinata al fatto che l’immobile sia un immobile in cui si esplica la convivenza con il proprietario / comodatario.
    In base all’art. 16, comma 1, DL n. 63/2013, la misura del 50% spetta soltanto per le spese sostenute dal titolare del diritto di proprietà / diritto reale di godimento e gli interventi riguardano l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. Conseguentemente, al marito, in qualità di familiare convivente della moglie comodataria, spetta la detrazione nella misura del 36%.

    Pubblicata il: 03-11-2026

    Oggetto

    Detrazione spese cancello motorizzato di accesso all’abitazione

    Domanda

    Una persona fisica intende installare un cancello motorizzato nella propria casa di campagna attivabile anche a distanza. Per tali spese è possibile usufruire di qualche detrazione / deduzione nel modello REDDITI?

    Risposta

    L’art. 16-bis, comma 1, lett. f), TUIR ricomprende tra le spese detraibili quelle sostenute per interventi “relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi”. L’Agenzia delle Entrate nella Guida “Tutte le agevolazioni della dichiarazione 2026 - Recupero patrimonio edilizio” precisa che per atti illeciti “si intendono quelli perseguibili penalmente come, ad esempio, il furto, l’aggressione, il sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti il superamento di limiti fisici posti a tutela di diritti giuridicamente protetti. Tra gli interventi agevolabili rientra pertanto anche “il rafforzamento, sostituzione o installazione di cancellate o recinzioni murarie degli edifici”.

    Pubblicata il: 20-10-2026

    Oggetto

    Adesione al CPB e presenza di debiti del collaboratore dell’impresa familiare

    Domanda

    Il titolare di una ditta individuale in forma di impresa familiare intende aderire al CPB 2026-2027. Il figlio, collaboratore dell’impresa, non ha versato il saldo / acconto delle proprie imposte relative al 2025 / 2026 di importo complessivo superiore a € 5.000. La presenza di tali debiti preclude al titolare di accettare la proposta di concordato?

    Risposta

    Possono accedere al CPB i contribuenti che, con riferimento al periodo d’imposta precedente a quelli cui si riferisce la proposta, non hanno debiti per tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate o debiti contributivi. A tal fine rilevano i debiti definitivamente accertati con sentenza irrevocabile o con atti impositivi non più soggetti a impugnazione. Possono comunque accedere al concordato i contribuenti che entro il termine previsto per l’adesione hanno estinto i predetti debiti a condizione che l’ammontare complessivo del debito residuo, compresi interessi e sanzioni, sia inferiore alla soglia di € 5.000.
    Nella risposta alla Domanda C.32 riportata nell’allegato alla Circolare 6.10.2026, n. 8/E in merito alla condizione dell’assenza di debiti in capo ai soci di una società interessata ad accedere al CPB, l’Agenzia delle Entrate ha specificato, come già nella Circolare 17.9.2024, n. 18/E (quesito 6.11), che la citata disposizione “non prevede l’estensione del rispetto di tale condizione ai soci delle società eventualmente interessate al CPB.” Nella citata Circolare n. 8/E è inoltre rammentato che:
    –assumono rilevanza i debiti derivanti dalla notifica di atti impositivi a seguito dell’attività di controllo e di liquidazione dell’Ufficio, di cartelle di pagamento derivanti dall’attività di controllo automatizzato o formale delle dichiarazioni ex artt. 36-bis e 36-ter, DPR n. 600/73 e 54-bis, DPR n. 633/72;
    –per i contribuenti interessati all’adesione al CPB per il biennio 2026-2027 la predetta verifica va effettuata con riferimento al 31.12.2025 con riguardo ai debiti scaturenti dalla notifica dei predetti atti divenuti definitivi al 31.12.2025 in base a sentenza passata in giudicato o perché non più impugnabili.
    Tenendo presente quanto sopra, nel caso di specie, il mancato versamento del saldo 2025 / acconto 2026 da parte del collaboratore familiare non preclude al titolare di aderire al CPB 2026-2027.

    Pubblicata il: 20-10-2026

    Oggetto

    Soggetto non residente e applicazione cedolare secca

    Domanda

    Da novembre 2025 una signora si è trasferita in Belgio, dove è stata assunta da una ditta. Da gennaio 2026 si è cancellata dall’Anagrafe locale e iscritta all’AIRE. In Italia possiede due appartamenti, di cui uno sarà locato dal mese di ottobre. Per tale contratto potrà beneficiare della cedolare secca?

    Risposta

    La c.d. “cedolare secca” è riservata alle persone fisiche che concedono in locazione un immobile abitativo, con le eventuali pertinenze, al di fuori dell’attività d’impresa / lavoro autonomo. La normativa di riferimento (D.Lgs. n. 23/2011) non richiede che il locatore sia residente in Italia e pertanto, anche il soggetto residente all’estero che affitta un immobile abitativo ubicato in Italia può applicare la cedolare secca al canone di locazione, che rappresenta un reddito fondiario imponibile in Italia da dichiarare nel mod. REDDITI PF. È opportuno verificare la Convenzione Italia - Belgio al fine di individuare le modalità con cui evitare la doppia imposizione del reddito fondiario conseguito.